Study of two girls.....

Study of two girls.....
Francois Boucher

giovedì 30 luglio 2015

THE SCHOONER FLIGHT, di Derek Walcott, trad A. Panciroli








Visto l'interesse dimostrato dei nostri lettori per Derek Walcott...:









In viaggio sullo schooner Flight tra le mille isole dei Caraibi, in compagnia del poeta Derek Walcott, tra gabbiani, palme, negri, mulatti, donne misteriose, scogli a fior d'acqua, albe e tramonti, notti oscure, notti stellate, chiar di luna, tempeste, uragani...

L'imbarco è a Carenage, piccola cittadina portuale sull'isola di Trinidad e Tobago.


Adios Carenage


In idle August, while the sea soft,
and leaves of brown islands stick to the rim
of this Caribbean, I blow out the light
by the dreamless face of Maria Concepcion
to ship as a seaman on the schooner Flight.
Out in the yard turning gray in the dawn...

Nel pigro Agosto, quando il mare è calmo
e le foglie di isole marroni si incollano al bordo
di questo Caribe, spengo  la luce
sul viso senza sogni di Maria Concepcion,
da marinaio mi imbarco sullo schooner Flight.
Nel cortile qua fuori già l'alba s'ingrigia,
ero come impietrito , e null'altro si muove
tranne il mare freddo che s'increspa come un tetto ondulato
ed i buchi delle stelle inchiodati sul tetto del cielo,
finchè il vento si alza e s'intreccia tra i rami.
Passo davanti alla vicina noiosa che spazza il cortile
mentre io me ne vado, e a momenti le dico:
" Fai piano, tu, strega, potresti svegliarla, il suo sonno è leggero"
ma la stronza mi guarda attaverso come  fossi già morto.
Le luci accese, un auto a noleggio m'accosta,
Il tassista squadra il bagaglio con un largo sorriso:
"Stavolta, Shabine, ce l'hai quasi fatta"
Non rispondo al cretino, mi sprofondo del tutto
nel sedile di dietro a guardare il cielo che brucia
su Laventille, rosa come la sottoveste
che la mia donna indossava ,e mentre dormiva io l'ho lasciata,
e mentre guardo nello specchietto vedo un uomo
identico a me, e l'uomo piangeva , piangeva
per le case, la strada , per quel cazzo di isola che abbandonava.

martedì 28 luglio 2015

BADILISHA POETRY X CHANGE, Afurakan, INNER SENSE


Badilisha Poetry X-Change is both an online audio archive and Pan-African poetry show delivered in radio format. Now the largest online collective of African poets on the planet, Badilisha has showcased and archived over 350 Pan-African poets from 24 different countries. It reflects the myriad of rhythms and rhymes, voices, perspectives and aspirations from all corners of the globe.


Badilisha Poetry X Change è un archivio audio online ed una esposizione  di poesia Pan -Africana  espressa in formato radio. Attualmente  il più grande collettivo di poeti africani , Badilisha ha presentato ed archiviato oltre 350 poeti Pan-Africani di 24 diverse nazioni. Riflette le migliaia di ritmi e rime,voci, prospettive ed aspirazioni da tutti gli angoli del mondo.

Badilisha Poetry X-Change is a project of the Africa Centre, based at:
Africa Centre 5th Floor 28 St George’s Mall Cape Town 8001 tel: +27 21 418 3336

                                                           Badilishapoetry.com/







Il primo poeta che presentiamo è Afurakan, " il principe ereditario delle  underground slam poetry * di Johannesburg:


INNER SENSE

e questo è per ogni donna e bambino
  che sofferto la collera della mani
di mio fratello
il cui pozzo dei desideri è ormai prosciugato
, che ora
guarda fino ad un cielo blu e viola
questo è per ogni donna che ha  perduto
 il suo sorriso
e questo è per ogni bambino che ha perso 
la sua innocenza
questo è per mio fratello che ha perso il 
suo senso  interiore ora







labeled “daddy’s little joy” for she born on 
the seven scales carried the stars in her 
smile
moved with planets in her stride
and seasons would alternate between her 
eye blinks yet she carried heaven as her
 pride
but it must have been a bad season
coz she doesn’t smile now
but now she wears fear as a cushion just
 in case she bumps into those memories
 still haunting her sleep
rests with an eye open, keeping screams
 as her guard and a rope attached to 
reality to pull her self out just in case she 
sleeps too deep
hips sway to a careless rhythm for music
 no longer inspires her
and love is an empty burden only carried
 only by fools who believe in fairy tales
and i remember she used to believe in
 fairy tales
she used to believe in black magic and
 that witches were the lucky few who had 
escaped the clutches of life
she used to believe in reincarnation after 
speaking to the man on the moon
she believed in a higher being and that
 salvation was coming soon
dreams were her play ground and the
 world her colouring book
she played stones with the gods hugging 
freedom as her blanket
she cried only to create endless fountains
 of youth
carried wings on her shoulder blades for
 she usually flies with time
and pain was only a strange perception in
 the corners of her mind
and i remember but does she want to 
remember?
does she want to remember?
those endless moments when hell was 
left to walk the earth
and had she had a choice she would have 
easily chosen a grave over birth
that cursed day when the sun did not 
wake up and the night booked a room in
 her heart
when flames of hatred and fear painted 
her pupils red replacing the stars that
 usually glow in her eyes
but she doesn’t smile now
but now she has a score to settle with life

she had a deal with fate but certain things 
just did not go right

at birth she was promised that the sun 
would always shine
but never told that the same sun would
 scorch her back and lengthen the days of 
her miseries
never told that the sun would set and 
darkness too would also become part of
 her reality
she was told, her life would have endless 
possibilities and that she must make the
 best of it
but never told that in reality this rabbit
 hole was in fact a bottomless pit
and that the same arms that love and heal 
could chain her future to residues of a
 night over spent
these very finger tips that polish her back
 with passion filled strokes could leave
 traces of confusion where wisdom once
 blossomed giving moods and colour to 
seasons
can u blame her? coz she doesn’t smile
 now
and i can still hear her screams
her tears still wet my pillow that’s why at 
times i drown in my dreams
so i scribble down her pain only to help 
(me) find the path
and this is for every woman and child
 who’s suffered the wrath of my brother’s 
hands
whose wishing well has run dry, who now 
looks up to a blue and purple sky
this is for every woman who has lost her
 smile
and this is for every child who has lost her
 innocence
this is for my brother who has lost his 
inner sense now


                                             INNER SENSE - Afurakan



etichettata " piccola gioia di papà" perchè nasce
sulle sette note,   nel suo sorriso aveva le stelle
si muoveva al passo dei pianeti
e le stagioni si avvicendavano al battito dei 
suoi occhi portava il cielo come suo orgoglio
ma deve esserci stata una brutta stagione
perchè adesso non sorride più
ora  indossa la paura come cuscino nel
caso che urti in quei ricordi
che ancora tormentano il suo sonno
dorme ad occhi aperti, e urla
come la sua guardia ed una corda attaccata
alla realtà per aggrapparcisi  nel caso 
dorma troppo profondamente
le anche ondeggiano al ritmo sbadato di una musica
che più non la ispira
e l'amore è un peso vuoto portato
solo dagli stupidi che ancora credono nelle favole
e mi ricordo che lei credeva 
nelle favole
lei credeva nella magia nera  e
che le streghe fossero quel po' di fortuna che
ti fa sfuggire dagli artigli della vita
lei credeva nella reincarnazione dopo
aver parlato all'uomo sulla luna
credeva in un essere superiore e che
la salvezza sarebbe presto arrivata
i sogni erano il suo parco giochi e il
mondo il suo libro da colorare
giocava a pietruzze con gli dei abbracciando
la libertà come fosse la sua coperta.
piangeva solo per creare infinite fontane di giovinezza
sulle spalle portava le ali perchè di solito volava con il tempo
e il dolore era solo una diversa percezione negli angoli del cervello
ed io mi ricordo  ma lei vuole ricordare?
vuole veramente ricordare?
quei momenti senza fine quando l'inferno
fu lasciato vagare sulla terra
e lei ha ebbe la scelta di poter facilmente
mettere una lapide sul figlio appena nato
quel giorno maledetto quando il sole non si alzò
e la notte  le prenotò una stanza nel cuore
quando le fiamme dell'odio e della paura dipinsero
le sue pupille rosse sostituendo le stelle che
di solito balenavano nei suoi occhi
ma lei non sorride ora ma ora lei ha un conto in sospeso con la vita
lei aveva un accordo con il destino, ma certe cose
semplicemente non vanno bene
al momento della nascita le era stato promesso che il sole
avrebbe  sempre brillato
ma mai le era stato  detto che lo stesso sole le avrebbe
 bruciato la schiena e allungato i giorni
delle sue miserie
 non le era stato  mai detto che il sole sarebbe tramontato e
che anche il buio avrebbe fatto parte della la sua realtà
e è stato detto, la sua vita avrebbe avuto infinite
 possibilità e che lei deve sfruttarle
al meglio
 ma mai detto che in realtà questo buco di
 coniglio  era in realtà un pozzo senza fondo
 e che le stesse braccia che amano e guariscono
 potrebbero incatenare il suo futuro ai residui
di una notte ormai bruciata

...

chi può biasimarla? perchè lei non sorride
  adesso
e posso ancora sentire le sue urla
le sue lacrime ancora bagnano il mio cuscino
è per questo che a
volte sono annegato nei miei sogni
così ho scribacchiare il suo dolore solo per aiutare
(me) stesso  trovare la strada
e questo è per ogni donna e bambino
  che sofferto la collera della mani
di mio fratello
il cui pozzo dei desideri è ormai prosciugato
, che ora
guarda fino ad un cielo blu e viola
questo è per ogni donna che ha  perduto
 il suo sorriso
e questo è per ogni bambino che ha perso
la sua innocenza
questo è per mio fratello che ha perso il
suo senso  interiore ora




         _______________________________________________________________________

*Il Poetry slam è una competizione orale tra poeti nella quale il pubblico presente designa il vincitore. A causa del suo connubio tra poesia e prestanza scenica del poeta, quest'ultimo viene generalmente identificato come performer. Il partecipante al Poetry Slam è spesso chiamato slammer.


sabato 25 luglio 2015

Fernando Pessoa, HORIZONTE,








Ó mar anterior a nós, teus medos
Tinham coral e praias e arvoredos.
Desvendadas a noite e a cerração,
As tormentas passadas e o mistério,
Abria em flor o Longe, e o Sul sidério
'Splendia sobre as naus da iniciação.

Linha severa da longínqua costa -
Quando a nau se aproxima ergue-se a encosta
Em árvores onde o Longe nada tinha;
Mais perto, abre-se a terra em sons e cores:
E, no desembarcar, há aves, flores,
Onde era só, de longe a abstracta linha.

O sonho é ver as formas invisíveis
Da distância imprecisa, e, com sensíveis
Movimentos da esp´rança e da vontade,
Buscar na linha fria do horizonte
A árvore, a praia, a flor, a ave, a fonte -
Os beijos merecidos da Verdade.


Oh mare anteriore a noi, le tue paure
avevano corallo e spiagge e boschi.
Dissolte la notte e la nebbia,
passate le tempeste  e il mistero,
sbocciava in fiore il Lungi , e il Sud sidereo
risplendeva sulle navi dell'iniziazione.

Linea severa della riva lontana -
quando la nave si avvicina la costa si alza
in alberi deve il Lungi  nulla aveva;
da più vicino , la terra s'apre in suoni e colori;
e sbarcando, ci sono uccelli, fiori,
dove, da lontano, vi era solo una linea astratta.

Sognare è vedere le forme invisibili
della distanza imprecisa, e , con sensibili
impulsi di speranza e volontà,
cercare nella fredda linea dell'orizzonte
l'albero, la spiaggia, il fiore, l'uccello, la fonte -
i baci dovuti dalla Verità.



venerdì 24 luglio 2015

A LEUCONOE, Quinto Orazio Flacco, trad. Alessandro Panciroli



              Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
             finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
             temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati,
             seu plures hiemes, seu tribuit Iuppiter ultimam,


             quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
            Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
            spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
           aetas: carpe diem, quam minimum credula postero








Non domandare - non è lecito sapere - 
quale sorte gli Dei per noi abbiano in serbo, e non
interrogare gli oroscopi babilonesi. Sopporta al meglio quel che sarà,
sia che ancora ti conceda Giove molti inverni 

 o che questo sia l'ultimo inverno che frange il mare Tirreno
 sugli scogli : sii saggia, versati  del vino e lascia
 ogni speranza. Parliamo e già il tempo  sfugge
 invidioso: cogli  l'attimo, non rimane poi molto ancora.

















lunedì 20 luglio 2015

Gent da la Grava (Spilumberc), Gente della Grava (Spilimbergo), di Novella Cantarutti, a cura di Giacomo Sartori




Gent da la Grava (Spilumberc)

Li’ gravi’ a’ bévin

il sarègn da l’aga

tal Tilimìnt,

e ta li’ pièri strachi’

dal cjscjel

al duàr un altri timp.

Gent da la Grava

ingenoglada in Domo,

là che i arcs

a’ son ali’ di ànzai granc’

e i sans flurîs in coru

intôr l’altâr

a’ vèglin

tuna lûs verda di aga.


Gente della Grava (Spilimbergo).

 Le ghiaie bevono / il sereno dell’acqua / nel Tagliamento,/ e nelle pietre stanche / del castello / dorme un altro tempo./ Gente della Grava,/ inginocchiata in Duomo,/ dove gli archi / sono ali grandi d’angelo / e i santi fioriti in coro / intorno all’altare, / vegliano / in una luce verde d’acqua

Novella Cantarutti (poeti friulani # 3)

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Novella Cantarutti (Spilimberc, ai 26 di Avost dal 1920 - Udin, ai 20 di Setembar dal 2009), e fo une des plui impuartantis poetessis furlanis dal Nûfcent.

La vite
Nassude a Spilimberc, e passà la sô infanzie a Navarons di Midun, paîs di dulà che e vignive sô mari, lis sôs composizions a doprin simpri il furlan di chest paîs; il pari al jere stât l'ultin sindic socialist di Spilimberc prime de vignude dal Fassisim tal 1922. Novella e studià a Udin, tal “Collegio delle Zitelle”, dulà che e cjatà insegnants impuartants come par esempli Josef Marchet pal latin. Po si iscrivè ae Universitât Catoliche di Milan, ancje se dopo doi agns e scugnì bandonâ par vie dai bombardaments, tornant cussì a cjase; tornade a cjapâ su i studiis ae fin de vuere mondiâl, e cjape la lauree tal 1952 a Rome in Letaris. Za in chel periodi e veve scomençât a colaborâ e a scrivi su cualchi riviste (par esempli sul Ce fâstu? tal 1942); tal 1945 Pieri Pauli Pasolini la invidà a fâ part de Academiuta da lenga furlana, e Novella Cantarutti acete, pûr cence mai sintîsi part di une socie o di un sodalizi, par no scugnî adatâ lis sôs ideis a chês dai altris. E devente amie di Pasolini, restant in rapuarts cun lui fin ae so muart, tal 1975. Tal 1953 e scomence la cariere tal insegnament, prime inte scuele medie di Spilimberc, po dal 1957 al Istitût tecnic Malignani di Udin, dulà che e restarà par 25 agns.

Oparis
Novella Cantarutti e je famose sedi pai siei lavôrs in prose che in poesie, componûts fin dai agns de Academiuta e pôc dopo, dilunc la esperience di Risultive, sei pes sôs ricercjis su lis tradizions furlanis, metint dongje racueltis di proverbis, contis, preieris; il sô scandai e fo fat sei tai lûcs natîfs, di là da l'aghe, sei in Cjargne, a Dieç, sei intes zonis venetofonis dal Friûl ocidentâl.




domenica 19 luglio 2015

Dimenticare Caronte:COME PIOVEVA..., E QUANTO PIOVEVA, QUANDO PIOVEVA


Come pioveva 

(Armando Gill – Arturo Testa)






C’eravamo tanto amati
per un anno e forse più,
c’eravamo poi lasciati
non ricordo come fu.



Ma una sera c’incontrammo
per fatal combinazion,
perchè insieme riparammo,
per la pioggia, in un porton.





Elegante nel suo velo,
con un bianco cappellin,
dolci gli occhi suoi di cielo,
sempre mesto il suo visin.






Ed io pensavo ad un sogno lontano,
a una stanzetta d’un ultimo piano,
quando d’inverno al mio cuor si stringeva.
Come pioveva, come pioveva!







Come stai?” le chiesi a un tratto.
“Bene, grazie”, disse, “e tu?”.
“Non c’e’ male” e poi distratto:
“Guarda che acqua viene giù!






Che m’importa se mi bagno,
tanto a casa io debbo andar”.
“Ho l’ombrello, t’accompagno”.
“Grazie, non ti disturbar”.







Passa in tempo una vettura,
io la chiamo, lei fa: “oh no!”,
dico: “Eh via, senza paura,
su montiamo!”, e lei montò.

Così pian piano io le presi la mano
mentre il pensiero vagava lontano,
quando d’inverno al mio cuor si stringeva.
Come pioveva, come pioveva!

Ma il ricordo del passato
fu per lei il più gran dolor,
perchè al mondo aveva dato
la bellezza ed il candor.

Così quando al suo portone
un sorriso mi abbozzò,
nei begli occhi di passione
una lagrima spuntò.


Io non l’ho più riveduta,
se è felice chi lo sa!
Ma se è ricca, o se è perduta,
ella ognor rimpiangerà:

Quando una sera in un sogno lontano
nella vettura io le presi la mano,
quando salvare ella ancor si poteva!

Come pioveva…così piangeva!










mercoledì 15 luglio 2015

AND IF

Risultati immagini per vacanza

AND IF

And if I could fill up
my vacation
with all good things on earth:
the lemons' scent, the moon on sea
a day with no grief
or anxiety
no news on TV
my dog who's frisking
my son who's coming
my coffee I'm drinking
my book I'm reading
with no love missing
an ice-cream melting
no DNA imprinting
my sofa me waiting
a summer apology
with words in armies.

Poem by Ipazia

domenica 12 luglio 2015

Bertolt Brecht, DER ERSTE BLICK, LA PRIMA OCCHIATA. trad.Franco Fortini






Der erste Blick aus dem Fenster am Morgen
Das wiedergefundene alte Buch
Begeisterte Gesichter
Schnee, der Wechsel der Jahreszeiten
Die Zeitung
Der Hund
Die Dialektik
Duschen, Schwimmen
Alte Musik
Bequeme Schuhe
Begreifen
Neue Musik
Schreiben, Pflanzen
Reisen
Singen
Freundlich sein




La prima occhiata dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
visi entusiasti
neve, il mutamento delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
docce, nuotare
vecchia musica
scarpe comode
comprendere
nuova musica
scriver, piantare
viaggiare, cantare
esser cortesi



sabato 11 luglio 2015

da "Un attrattore strano, uno strano attrattore": ER GRAN POETA... MORTO



ER GRAN POETA... MORTO

Tu nun ce’ crederai... 'na cosa straordinaria:
Che proppio qui accanto della tomba mia
Ce sta’ uno che se crede d’esse ‘n gran poeta,
Solo che , dice, quann’ era vivo nun se n’ era accorto,
Insomma che l’ ha capito solo doppo morto!
Scrive versi tipo “ Sai non ti ci vedo in questo cimitero
Suburbano…” oppuro “ stente siepi di mortella…

Er problema ,dice lui , è che quann' è morto
Lui se sentiva ancora ‘nnamorato
De quella che raramente viene sulla tomba a salutallo.
Che poi me sembra una normale
Come dì niente de specjale

Certo però che quanno je sorride, se ràvvia li capelli,
glie parla sottovoce e le lagrime bagneno quell’ occhi così belli
Allora  un po’ lo capisco sto morto disgraziato
Brutta cosa davero  morì ancora ‘nnamorato!








venerdì 10 luglio 2015

THE GOLD LIGHT







THERE IS A GOLD LIGHT IN CERTAIN OLD PAINTINGS
BY DONALD JUSTICE

There is a gold light in certain old paintings
That represents a diffusion of sunlight.
It is like happiness, when we are happy.
It comes from everywhere and from nowhere at once, this light,
               And the poor soldiers sprawled at the foot of the cross
               Share in its charity equally with the cross.

C'è una luce dorata in certi vecchi dipinti
Che rappresenta il sole che si diffonde.
E' come la felicità, quando siamo felici.
Viene da ogni luogo e da nessun luogo, questa luce,
               E i poveri soldati sparsi ai piedi della croce
               Con lei equamente condividono la sua carità.


Orpheus hesitated beside the black river,
With so much to look forward to he looked back.
We think he sang then, but the song is lost.
At least he had seen once more the beloved back.
               I say the song went this way: O prolong 
               Now the sorrow if that is all there is to prolong.

Orfeo esitò lungo il nero fiume.
Con così tanto da guardare in avanti egli guardò indietro.
Noi pensiamo che egli cantò allora, ma la canzone è perduta.
Almeno vide la sua amata ancora una volta.
               Io dico che la canzone faceva così: O prolunga
               Ora il dolore se questo è ciò che è da prolungare.

The world is very dusty, uncle. Let us work.
One day the sickness shall pass from the earth for good.
The orchard will bloom; someone will play the guitar.
Our work will be seen as strong and clean and good.
               And all that we suffered through having existed
               Shall be forgotten as though it had never existed.

Il mondo è molto polveroso, amico. Diamoci da fare.
Un giorno la malattia del mondo cambierà in meglio.
Il frutteto fiorirà; qualcuno suonerà la chitarra.
Il nostro lavoro sarà visto come forte e pulito e giusto.
                E tutto ciò che abbiamo sofferto essendo esistiti
                Sarà dimenticato come se non fosse mai accaduto.

Traduzione di Ipazia


lunedì 6 luglio 2015

Néstor Perlongher y sus cadáveres: del neobarroso a la necropoética

             
Ezequiel  Zaiderwerb






                           Néstor Perlongher y sus cadáveres: del neobarroso a la necropoética


SOBRE EL AUTOR
Ezequiel Zaidenwerg
New York University
Estados Unidos

Candidato doctoral, Departamento de Español y Portugués, New York University. Magíster en escritura creativa, área poesía, New York University. Es autor de los poemarios Doxa (Vox, 2007), La lírica está muerta (Vox, 2011).

ZAIDENWERG, E.. Néstor Perlongher y sus cadáveres: del neobarroso a la necropoética. Cuadernos de Literatura, Norteamérica, 19, jul. 2015. Disponible en: . Fecha de acceso: 05 jul. 2015.


abstract

This article explores the politics
of the poetic form in the works of
Nestor Perlongher, in the context
of the last military dictatorship
in Argentina. First of all, we
analyze the appropriation and
adaptation operations that the
Argentinian poet, anthropologist,
and militant performed on
the Cuban neo-baroque of
Lezama and Sarduy when it
comes to imposing in Rio de la
Plata a poetics that Perlongher
would call “neobarrosa”.
Then, we study the fascination
of Perlongher with national
corpses, from Eva Peron to the
disappeared, and postulate that,
faced with the militant option,
the Argentinian inclines for
necropoetics. In this way, forms
and traditions that were left for
dead raise as zombies and, in this
emphasis on the corporality of
language, Perlongher not only

gives them a political body, but
returns the material quality to the
faded bodies of the disappeared.

Mark Strand, “Quasi invisibile”

Mark Strand, “Quasi invisibile”




sabato 4 luglio 2015

Jabberwocky BY LEWIS CARROLL


DA UN BELL'ARTICOLO  DI CORRADO PREMUDA SU NAZIONE INDIANA







Questo è il punto del libro che amavamo maggiormente. È nel primo capitolo della seconda parte: nella Casa dello Specchio tutto funziona al contrario, anche la  poesia che Alice sbircia nel libro è scritta con le lettere poste in modo speculare.
Nell’adattamento italiano di Alessandra Schiaffonati (autrice della traduzione integrale del testo di Carroll per le Edizioni Accademia, 1976), i neologismi sincratici di questa celebre poesia sono evocativi e spiritosi e io li trovavo, da bambino, proprio avvincenti. «Cosa vuol dire seratinava?», domandavo a mio padre. «Cosa sono i pipistrani e i baffigiani?» Lui rispondeva con calma, mescolando le informazioni che aveva letto nel romanzo con delle deduzioni logiche: «Seratinava significa che stava scendendo la sera. I pipistrani sono dei pipistrelli strani, i patti assomigliano ai tassi, mentre i baffigiani sono uccelli molto magri, col becco all’incontrario e grandi baffi. Sfarfagliare vuol dire volteggiare come una farfalla e sbufulare invece è sbuffare ululando…»

La parola che in assoluto piaceva di più a mio padre era Giabbervocco (il mitico Jabberwock nell’originale). Carroll, quando lo fa descrivere ad Alice alla presenza del saccente Humpty Dumpty, ne parla come di “una specie di drago al giulebbe con l’aggiunta di un po’ di mucca maschio”. Quel mostro ridicolo, che nel corso della poesia viene vinto e ucciso, colpiva a tal punto la fantasia di mio padre che, complice la sua autoironia, “Giabbervocco” era il soprannome che si era scelto. Parlare di sé come di un drago sfortunato lo divertiva molto, e per me lui era diventato, a quei tempi, il Giabbervocco.







Twas brillig, and the slithy toves
  Did gyre and gimble in the wabe:
All mimsy were the borogoves,
  And the mome raths outgrab
"Beware the Jabberwock, my son!
  The jaws that bite, the claws that catch!




Seratinava e patti e pipistrani
sfarfagliando succhievano i tresetti,
sbufulavano tutti i baffigiani,
e stralunavan druci fra vottetti.
«Guardati, figlio mio, dal Giabbervocco,
che t’azzanna e t’artiglia atrocemente! …»